lunedì 26 dicembre 2011

Teste di Ferro. Elmetti nati dal passato.

È universalmente noto che i soldati hanno ricominciato a indossare protezioni personali funzionali solo all’inizio del secolo scorso. Prima di allora, c’era stato un intermezzo di circa due secoli... nel senso che solo singoli soldati avevano, di propria iniziativa e senza autorizzazione formale, indossato corazze sotto le divise, e mai nessuno aveva indossato elmi o elmetti (1).

Molto curiosamente, nel periodo precedente alla 1° G.M. c’era stato un fiorire di invenzioni di modelli di corazzetta e di materiali per corazzette, ma quasi mai nessun inventore o progettista aveva specificatamente studiato dei singoli elmetti.
La Grande Guerra iniziò con eserciti dotati di un certo numero di scudi o scudature a braccio. Queste attrezzature erano in grado di fermare i proiettili di fucile a media distanza. Ma a causa del peso e dell’ingombro, non erano apprezzati dai soldati. Inoltre, spesso lo shock da urto spezzava l’arto del portatore.
La guerra si impantanò nelle trincee in qualche mese. Da dinamica diventò statica, e rischiava di essere una faccenda prolungata nel tempo. Quello che era sopportabile in una guerra rapida e vittoriosa, tipo alte perdite, era insostenibile in uno scontro prolungato, così i Francesi, per primi, cominciarono ad analizzare le tipologie di ferite dei ricoverati in ospedale. Ne trassero la conclusione la maggior parte delle ferite (80%) erano causate da proiettili a bassa velocità, quali shrapnel, schegge di granata, o proiettili secondari proiettati dalle esplosioni quali sassi, detriti o addirittura frammenti ossei.
Tra le ferite causate da proiettili di questo tipo, le lesioni alla testa si rivelavano le più perniciose. Di conseguenza, una protezione come un elmetto metallico poteva ridurre il numero dei caduti e dei feriti gravi.Il primo tentativo fu una “Cervelliera”, disegnata dal Generale Adrian nel 1914, consistente una calotta metallica di 5 mm di spessore priva di imbottitura, da indossare sotto il chepì d’ordinanza.

LE TRE MISURE DI CERVELLIERA.
 Fu testata nel poligono di Burges nel febbraio/marzo 1915 e ne vennero ordinati 700.000 pezzi, in 3 diverse taglie, piccola media e grande, del peso di 225/230 grammi. Comunque, una nota del quartiere generale Francese dell’Aprile 1915 riportava: “"La calotta metallica è da troppo poco tempo in servizio per constatarne l'efficacia. E' stato comunque dimostrato che presenta i seguenti inconvenienti: si applica con difficoltà al chepì, non copre sufficientemente il capo e richiede il continuo uso del soggolo del chepì. Delle leggere ferite per attrito si producono frequentemente sul cranio e sulle tempie; la calotta metallica dà inoltre una sudorazione costante". Come è facile immaginare, il metallo non si adattava per niente alla forma della testa del portatore, e oltre a ciò, ai soldati veniva il mal di testa.
SOLDATI FRANCESI CHE INDOSSANO LA CERVELLIERA. (PUO' ESSERE UNA FOTO PROPAGANDISTICA)
Per questi motivi, si iniziò lo studio di un elmetto che la sostituisse.Sempre nel 1915, i Tedeschi realizzarono la loro versione di Cervelliera, l’elmo “Gaede”. In confronto a quella francese, si trattava di una cosa più elaborata. 

ELMETTO "GAEDE". IL MODELLO MANCA DELLA CINGHIA DI SOSTEGNO SOTTOGOLA
Era composta da una protezione di spessore dai 5 ai 7 mm fissata a una cuffia di cuoio. La parte metallica non copriva completamente la sommità del cranio come la Cervelliera, ma disponeva di un coprinaso. L’insieme disponeva di un sottogola di fissaggio e pesava sui 2 kg. L’elmo “Gaede” non fu mai ufficialmente accettavo dal ministero della guerra, in quanto si trattava di una iniziativa “privata” del colonnello Hesse. L’ufficiale in questione comandava dei reparti del “Raggruppamento Gaede” dislocato sul fronte dei Vosgi. Nel 1915, il Raggruppamento subì gravi perdite per i bombardamenti d’artiglieria francesi, e moltissimi dei caduti presentavano ferite alla testa causate da frammenti di roccia. Frustrato dall’inefficenza dell'elmetto d’ordinanza di cuoio, lo Pickelhaube, il colonnello fece costruire 1500 pezzi della cervelliera alle officine dell’Artiglieria divisionale a Mulhausen, addirittura pagando di tasca propria.

È interessante notare che, in questa fase della riscoperta della protezione personale, il primo oggetto prodotto sia una Cervelliera, cioè una semplice scodella metallica per il cranio, e come i due modelli si differenzino tra di loro. 

L'immagine mostra la ricostruzione moderna di una tipica cervelliera medioevale.
Questa è la ricostruzione di una cervelliera dello stesso periodo, ma del modello utilizzato nell'area germanofona...
Come si può vedere, sembra che il disegnatore tedesco abbia aggiunto il paranaso al modello base.

1 commento:

  1. Paolo aus Triest31 dicembre 2011 21:03

    "...la calotta metallica dà inoltre una sudorazione costante"
    Beh, bisognava dargli tempo per capire che l'elmetto doveva avere i fori per l'aria...

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