giovedì 12 aprile 2012

sketch di un romanzo/sceneggiatura/fumetto da fare. Le radici dell'odio.

Continua il mio racconto sul radioso futuro. Accetto critiche e suggerimenti (e correzioni di congiuntivi!)




Il sergente inserì la scheda nella porta e entrò. L'appartamento, la sua casa, si illuminò automaticamente. Nonostante la tecnologia apposita, emanava odore di chiuso e abbandonato. Era dalla sua ultima licenza che nessuno ci entrava, almeno 3 mesi.
Chiuse la porta e lasciò cadere la sacca da marinaio in un angolo, senza badare a dove la metteva.
Percorse il corridoio e entrò nella camera da letto.


Era stanco.
Meticolosamente si tolse le bardature della guerra e posò le armi a portata di mano.
“La cura delle tue armi è la cura della tua vita e della vita dei tuoi commilitoni” pronunciò come un mantra, e ridacchiò tra sé. Difficilmente, in quella città e tra quelle pareti vuote, avrebbe avuto bisogno di loro.
Guardò sul comodino una fotografia incorniciata , l'unica nota di colore.
Una donna in bikini si chinava verso una pianta e voltava il viso sorridente verso l'obbiettivo.
Capelli neri corti, occhi scuri.
Prese la fotografia e l'accarezzò con delicatezza.
Chiuse gli occhi. Ne ricordava il calore e il profumo. Anna, sua moglie.
Posò la reliquia sul comodino e si stese sul letto, senza nemmeno togliersi gli stivali.
Quasi immediatamente , si addormentò.


.....


Una sensazione d'incertezza bluastra...Nella sua, la piccola mano della moglie era come un uccellino spaventato, mentre salivano le scale diretti verso l'ufficio.
“Tesoro, ho paura.”
“Di cosa , amore? Dobbiamo solo pagare la tassa.”
“Ho paura del futuro. Di quello che capiterà.”
“Amore, non preoccuparti. Che cosa ci può succedere?”
“Non lo so. Sento del male attorno a noi.”
“Dai, smettila di vedere cose che non ci sono.”
Disse il marito per consolarla, ma dentro di sé, era inquieto.
Dopo sei mesi dall'introduzione della nuova legge, le cose erano andate peggiorando in modo visibile. Molti suoi conoscenti erano stati costretti a cambiare lavoro o a accettare stipendi ridotti.
Molti vicini di casa erano stati espropriati ed nuove persone avevano preso il loro posto. Ormai per strada non si sentiva quasi più la lingua nativa, soppiantata dalla lingua dei nuovi padroni.
Arrivarono nella sala d'attesa. Il barbuto che dava i biglietti gli guardò come dei cani. Il marito si stupì. Si ricordò che tenere per mano la propria moglie, per quelli, era male. La lasciò andare. Prese il biglietto e si accomodarono nella sala d'attesa strapiena. Un cartello minacciava: “è vietato parlare.”
Dopo lunghe ore grigiastre , un altro addetto barbuto ululò il loro numero in modo quasi incomprensibile.
Entrarono nell'ufficio. Seduto a una scrivania, un altro barbuto, ma evidentemente di origine uguale alla loro, gli guardò con una benevole aria ocra malato.
Davanti alla scrivania non c'erano sedie.
“Nome.”
“Maurizio *** e Anna ***, marito e moglie.”
“Bene. Abitanti in via ***, n° 14?”
“Si.”
Il barbuto lo fissò come se avesse sbagliato.
“...Signore”
Disse Maurizio, dopo un attimo.
“Bene, devi pagare 4.000 euro.”
Affermò l'esattore, con aria sorridente strafottente.
Maurizio rimase senza fiato per un attimo.
“Ma... è troppo!” esclamò rossamente.
“Non sta a te decidere cosa è giusto o sbagliato. Devi ringraziarci della protezione che ti offriamo.”
Rispose scuramente l'esattore.
“Ma dobbiamo pagare anche altre tasse, e il mutuo della casa!”
“Stai alzando la voce con me?!?”
Minacciò in un lampo di avorio ingiallito.
“n...no, no, Signore”
Si arrese Maurizio con un blu vergognoso venato di rosso.
“Allora, paga.”
“Non ho così tanto contante con me..., credevo di dover pagare di meno.”
Il barbuto lo guardò, poi fissò interessato Anna, in un giallo putrescente.
“In tal caso, puoi andare in banca a ritirare. Lascia la donna qua.”
Maurizio sentì il brivido verde di paura di Anna.
“Preferisco portarla con me.”
“Come vuoi. Però se esci dall'ufficio, senza pagare, dovrai rifare la fila.”
La coppia fuggì dall'ufficio in una nera vergogna e umiliazione.


….


La moglie, il viso con la pelle tirata sulle ossa, il ventre terribilmente gonfio, lo fissava con gli occhi troppo grandi.
“Mi spiace, tesoro, mi spiace tantissimo.”
disse con voce fioca.
“Amore, cosa dici?”
Sussurrò Maurizio, tenendogli al mano.
“Mi spiace....”
Anna spalancò gli occhi senza vederlo. Emise un piccolo grido, e tacque.
“oh oh oh oddio no, non è possibile... Anna, Anna...”
Piagnucolò il marito stringendoli la mano e accarezzandoli il volto.
Gli occhi di Anna erano spenti.
Il marito si coprì il viso con le mani e iniziò a piangere come un bambino. Una morsa di ghiaccio gli stava schiacciando il cuore. Qualche tempo dopo (ore? Giorni?) sentì degli schianti. Era un rumore di fondo, senza importanza. Dopo gli schianti, dei passi. Non gli sentiva, non gli importavano. Dall'abisso di dolore lo strapparono delle mani strattonanti. Un gruppo di volti. Barbuti, ben nutriti, e urlanti.
“Blasfemo! Blasfemo! La casa è requisita!” Gli urlarono in faccia, sventolando dei pezzi di carta.
Senza che se ne accorgesse, lo spintonarono fuori da casa sua.
L'unica immagine chiara era il corpo della moglie buttato in strada come spazzatura.


...


Il ruggito svegliò il sergente.
Si rizzò seduto di furia, afferrando l'automatico e mettendo il colpo in canna, guardandosi attorno.
Il suo cuore batteva impazzito. Riconobbe la stanza.
Si calmò pian piano. L'urlo, di rabbia e terrore, lo aveva lanciato lui.
Mise l'arma in sicura e si alzò dal letto. Si diresse verso il bagno. Camminando si accorse che aveva il viso coperto di lacrime. Lasciò scorrere l'acqua e mise il capo sotto il rubinetto. Alzò la testa e la scrollò. Si strofinò i capelli e la faccia freneticamente.
Si fissò allo specchio.
Erano almeno 3 anni che non faceva quel sogno.
Quei visi, quelle facce di nemici (da allora aveva smesso di considerarli uomini) si erano stampati indelebilmente nella memoria. Quando era iniziata la guerra, aveva iniziato a ucciderli, con grande soddisfazione e godimento.
Questo pensiero lo distrasse.
Guardò di nuovo lo specchio. Una faccia sogghignante ricambiò lo sguardo.
“Io sono quello che voi mi avete fatto diventare....”
Rise, e si asciugò la faccia.






Nota dell'autore.
La fotografia della moglie è una immagine scaricata dalla memoria del sergente. A tutt'oggi, non esistono testimonianze visive della sua vita precedente al passaggio del confine.


storialibera.it

5 commenti:

  1. Paolo aus Triest13 aprile 2012 11:34

    Stupendo. Ed è la chiave per comprendere tutti gli altri.
    E un monito, naturalmente, che nel fragoroso plaudire i capipopolo di turno, non viene ascoltato.
    Dobbiamo subire sempre solo noi?
    Temo che un giorno arriverà, ineluttabilmente, il tempo di una "sana e necessaria violenza brutale".
    Non vorrei essere profeta.
    Prederirei che tu lo sia. Se andasse davvero così sarebbe anche di lusso! ;)

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  2. eh mio caro... ho supposto che una discreta parte della popolazione della repubblica abbia avuto esperienze simili.
    indi per cui una reazione del genere è automatica.

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  3. Paolo aus Triest13 aprile 2012 15:27

    Nei ritagli di tempo (ammesso che i vari schetch siano nel quadro della stessa narrazione) proverò a metterli nell'ordine, stamparli e leggerli. Forse il risultato è superiore alla semplice somma delle parti.

    Anch'io avevo provato a scrivere anch'io qualcosa genere spy/techno/militare, ma mi sono dilungato talmente tanto che non ho mai finito.
    Se può interessarti, il racconto, o chissà che altro stava venendo fuori, verteva sulla messa a punto di un missile scramjet il cui "impulsore" era un grosso cannone: mi ero basato su veri dati sviluppati dalla McGill University all'epoca del progetto HARP (quello con una A sola!). La documentazione dovrebbe essere ancora online, qui: http://digital.library.mcgill.ca/pse/ , poi bisogna cercare con le parole chiave. Non era documentazione complicata, a parte le unità in misure inglesi, l'ho capita pure io. Peccato il progetto dell'archivio online si sia fermato 7 anni fa. So che negli archivi di quell'università hanno ancora diversa roba.
    Io ammetto di essere arrivato quasi per caso a quei documenti (ne ho tradotti pure alcuni) e l'idea del racconto, poi romanzetto, è venuta quasi da sè. Per poi ingolfarsi e non esser mai finita, però.

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  4. questa poi!
    anch'io pesco da quel background... ad esempio, l'arma denominata C.C.W. deriva dal Colt Defender:
    http://tml.travellercentral.com/hillberg/index.html

    prova a inviare qualcosa, sono curioso...

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    1. Paolo aus Triest13 aprile 2012 22:21

      Intanto posso indicarti, è ancora online ma per le dimensioni ti conviene scaricarlo, il primo documento su cui mi sono basato.
      http://digital.library.mcgill.ca/pse/docs/63-04_pg_001-059.pdf
      Questo me l'ero pure tradotto. Se però all'indirizzo che ho messo nell'altro commento metti come chiave di ricerca per autore "molder" (Sannu Molder era autore di diverse ricerche sugli scramjet presso la McGill circa 50 anni fa) di documenti su quel tipo di motore ne trovi molti altri, mi sono basato anche su quelli.
      Per recuperare (se li trovo...) i miei abbozzi ci vorrà diverso tempo: ho "fossilizzato" in diversi CD le cose di cui mi stufavo (oltre ad averne perse molte :( ...), e siccome i file erano parecchi se li annotavo singolarmente mi veniva qualcosa tipo "elenco telefonico".
      Ma si tratta di abbozzi, proprio "scene", mi ero reso conto che stavo diventando pesante. Forse anche "pedante", visto che mi basavo su ricerche vere anche se datatissime.
      Se riesco a trovare ti farò sapere cosa è rimasto. ;)

      Sì, una cosa posso anche anticiparla: era ambientato (senza date) in una guerra fra un'alleanza di stati europei e "il beduiname". L'arma doveva essere usata dagli europei.

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