mercoledì 11 luglio 2012

sketch di un romanzo/sceneggiatura/fumetto da fare.Trattamento della ciccia (*). Fattrici.


(*) in inglese si direbbe “Meat treatment”


Testimonianza n° 248 all'intervistatrice Oriko Kuribayshi della UNOCIWC (1) presenti i testimoni Douglas Enackonwer e Manuelo Depuio


Mi chiamo Amina Hal Shar e ho 13 anni. Fino a 12 anni ho vissuto nel Califfato . Quando avevo 11 anni, mia madre e mio padre sono morti in un incidente d'auto. Avevo anche un fratello, che si è sposato quando io avevo 10 anni. Dopo che i miei sono morti, sono stata presa in casa da una zia. La zia era molto religiosa e mi faceva portare il velo che copriva un occhio perché diceva che così è giusto. A me non piaceva molto. La zia aveva un marito, ma io non lo vedevo mai. Quando ho avuto 12 anni la zia ha detto che era ora che mi trovasse un marito. Io non ero d'accordo e gli ricordavo che i miei genitori non lo avrebbero permesso. Sono riuscita a fargli promettere di aspettare che mi uscisse il sangue (si riferisce ovviamente alle mestruazioni n.d.r.). Dopo due mesi che me l'aveva chiesto sono stata molto male e mi è uscito il sangue. La mia zia era tutta contenta, e mi ha presentato un suo amico, tanto più vecchio di me. A me non piaceva, aveva una brutta faccia e mi guardava con degli occhi cattivi. Io non volevo andare a stare con lui. Alla televisione si vedevano ogni tanto le pubblicità del nemico, dove le donne potevano mostrare la faccia, prendere il sole e fare quello che volevano. Allora mi sono preparata per scappare.
Ho preso i documenti di mia zia e tutti soldi e il cibo che potevo portare, sono salita sull'autobus e sono andata verso sud.
Arrivata all'ultima fermata prima dei soldati, sono scesa e mi sono nascosta nel bosco. Si sentivano i cannoni da lontano. Sono stata nascosta due giorni e due notti. L'ultima notte si sentiva sparare tutto attorno, e avevo paura.
La mattina dopo, ho sentito qualcuno che si muoveva nel bosco. Ho guardato dal mio nascondiglio, e erano dei soldati come quelli che si vedevano nelle pubblicità. Avevo tanta paura. I soldati sembrava cercassero qualcosa. Uno mi ha visto e mi ha puntato il fucile addosso. Mi ha gridato qualcosa. Avevo così tanta paura! Un altro soldato ha gridato nella mia lingua di alzare le mani e di venire fuori. Gli ho obbedito. Quando i soldati mi hanno visto bene, si sono calmati. Uno si è avvicinato e mi annusato con una cosa strana. Dopo si sono avvicinati tutti. Quello che parlava la mia lingua mi ha chiesto:”Cosa fai qua da sola?”. Mi sono ricordata della pubblicità e gli ho detto:”Asilo! Voglio asilo!”. Quando lo ho detto, si è tolto l'elmo. Il soldato aveva la testa rasata e gli occhi marroni. “Bene, ti porteremo al nostro campo” Mi ha tolto il velo, mi preso per la mano e siamo andati da dove erano venuti.
Il campo non era così lontano. Il soldato mi ha portato da una bella signora in uniforme, mi ha accarezzato i capelli e se n'è andato.
La signora mi ha sorriso e mi ha chiesto se avevo fame. Gli ho detto di sì e mi ha portato alla mensa dei soldati. Non avevo mai visto così tanta roba da mangiare, solo ai matrimoni. Mi ha spiegato come fare, e ho messo sul vassoio un piatto di pasta, della carne e patatine, del pane e della frutta. La signora ha preso da bere due lattine di aranciata, una per me e una per lei. Mentre mangiavo, mi chiedeva delle cose. Quanti anni avevo, se ero sola o avevo dei parenti. La carne era la cosa più buona che avevo mai mangiato! La signora mi ha anche chiesto perché ero scappata, e io gli ho raccontato della mia zia e del suo amico. Dopo che ho finito di mangiare, la signora mi ha portato a un lavandino dove ho lavato i piatti sporchi che avevo usato. “Qua usiamo così.” mi ha detto.
Mi poi accompagnata in infermeria, dove mi ha visitato una dottoressa. Mi ha guardato gli occhi, dentro la bocca, mi ha fatto spogliare, e mi ha guardato dentro la “vagina” e “l'ano” (2). Mi ha preso un po' di sangue (3), poi mi messo in un macchina a tubo che ticchettava. Avevo un po' di paura, ma erano tutte e due gentili e sorridenti. Quando sono uscita dalla macchina, non c'erano più i miei vestiti e le scarpe. La signora mi ha dato un nuovo vestito, biancheria e delle scarpe, e mi ha ridato i miei gioielli. Poi mi ha accompagnato a un grosso elicottero, e mi ha affidato a un soldato. Mi spiaceva lasciarla, e gli ho dato un bacio. È rimasta sulla pista fino a quando sono partita con l'elicottero. Era il mio primo viaggio in aereo! Ero emozionatissima ma non avevo paura. Il soldato era seduto vicino a me, ma non parlava. Non mi importava, perché guardavo dal finestrino.
Dopo un bel po' di tempo, il viaggio è finito. Siamo scesi in una base più grande. Il soldato mi preso per mano e mi ha accompagnato fino all'uscita dell'elicottero. Fuori mi aspettavano un gruppetto di ragazze. Appena le ho viste mi sono stupita, perché erano nude. Avevano il seno di fuori! Mi hanno accolto con grandi saluti e mi hanno portate dove dormivano. Guardando attorno, mi sono accorta che tutti nel campo erano nudi (4). Nelle stanze delle ragazze, i letti erano chiusi da tendine e avevano il televisore. Le quattro ragazze mi hanno mostrato la loro stanza che aveva 5 letti.
Quello è il tuo” Mi ha detto una ragazza bionda che parlava un po' la mia lingua.
Mi ha anche chiesto se volevo fare la doccia o andare a dormire.
Io ero stanca, e ho preferito andare a dormire. Quando mi sono svegliata, due di loro mi hanno accompagnata in un magazzino, e mi hanno detto di prendere i vestiti che volevo. Mi hanno aiutato a scegliere, e mi hanno dato dei profumi e dei saponi per lavarmi.
Sono rimasta due settimane con loro (5). Tutti i giorni mi svegliavo con loro e facevo tutte le cose che facevano , tranne usare le armi. Non ero mai lasciata sola, e tutte cercavano di insegnarmi a parlare e a scrivere nelle loro lingua. Erano tutte buone e gentili, ma mi sono affezionata di più a Nancy, che ha gli occhi a mandorla e gli occhiali. Nancy era quella che mi abbracciava quando mi veniva da piangere. L'ultima notte, quando mi hanno detto che dovevo partire, ho dormito abbracciata a lei (6). Mi aveva promesso che mi avrebbe chiamato una volta alla settimana, e che mi veniva a trovare quando poteva.
Adesso sono da 10 mesi in quello che chiamano collegio. Mi hanno anche detto che sono una figlia del 1° Reggimento(7). Nel collegio si sta bene. Siamo tutte ragazze come me, e ci stanno insegnando tante cose. Nancy mi chiama ogni settimana al videotelefono e mi chiede come va la scuola. È già venuta due volte e mi ha portato dei regali. Le voglio tanto bene.

Domanda: Ti hanno chiesto se vuoi tornare a casa?
Risposta: Si, e io gli ho detto di no (la minore sembra sincera n.d.I.)
Domanda: Perché ?
Risposta: Se ritorno, la zia mi picchierà. Quando gli ho detto che non mi piaceva il suo amico, lo ha fatto.
Domanda: Proprio non vuoi tornare?
Risposta: Qua ci sono le mie amiche. E Nancy. Se tornassi a casa mia, non potrei più vederla. E mi hanno detto che le ragazze che sono scappate e poi tornate sono state uccise.
Domanda: Cosa?
Risposta:xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx(OMISSIS)xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx(OMISSIS)xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx(8)
Domanda: In collegio ti è stato chiesto se vuoi restare?
Risposta: Si.
Domanda: E cosa hai risposto?
Risposta: Che volevo restare.

Conclusioni dell'intervistatrice.
La minore non ha dato segno di voler tornare alla sua famiglia di origine. Non esistono evidenze di costrizione o condizionamenti. La minore sembra si trovi benissimo dove si trova ora, e che provi un reale affetto sopratutto verso la sua amica soldatessa, che vede come una sorella maggiore. Inoltre, chiedere il suo rilascio verso il nord, oltre a andare contro la sua volontà, vorrebbe dire re-immetterla in zona di guerra e forse costringerla a un matrimonio forzato.

note:
(1) United Nations Organization Commission for Investigation of War Crimes
(2) La minore non ha usato questi termini (n.d.r)
(3) Dalla documentazione allegata, sembra che la minore avesse dei livelli anomali di ormoni nel sangue. Sembra che nel Califfato si vendano dei farmaci per accelerare lo sviluppo sessuale delle ragazze impuberi. (4) A quanto pare, è un'usanza dell'Armata. I soldati, maschi e femmine, quando sono lontani dal fronte, non indossano mai la parte superiore delle tute da combattimento. L'usanza sembra derivare dalla necessità di riequilibrare la melatonina.
(5) In tutte le interviste di minori, si è sempre rilevato questo periodo di convivenza con dei reparti combattenti.
(6) Non sembra si tratti di molestia sessuale.
(7) Questa definizione indica il reparto nel quale si è svolto il periodo della convivenza. Sembra che i minori ospitati siano considerati “figli adottivi” del reparto.
(8) Gli OMISSIS riguardano avvenimenti non attinenti alla seguente indagine.

Testimonianza n° 151 all'intervistatrice Oriko Kuribayshi della UNOCIWC  presenti i testimoni Latifa Santiago e Saundra O'Dell

Mi chiamo Amina Kattafi e ho 23 anni. Ero sposata a Gamel Kattafi. Ho tre figli, Amir, Jahel, Omar di 8, 5, e 3 anni. Vivevo nella città di ***. Mio marito era meccanico, io casalinga. Il giorno 7 ottobre *** sono arrivati i soldati del nostro esercito. Un decina di soldati si è installata in casa mia. Mio marito ha chiesto ai soldati il permesso di andarsene, ma loro glie l'hanno negato.
Che uomo sei se non combatti con noi?” gli dicevano. Il mio povero marito non aveva mai preso un'arma in mano in vita sua. Lui non voleva che noi fossimo in pericolo, e già prima ci aveva preparato un nascondiglio nelle vicinanze della casa. Una sera ci ha fatto scappare e ci siamo nascosti lì. Il giorno dopo sono iniziati gli spari. Sono durati poche ore. Un raffica è entrata nel nascondiglio e ci è passata sopra la testa. Poi c'è stato silenzio. Io e i miei figli non osavamo muoverci. A un certo punto si è sentita una intimazione:
VOI IN QUEL BUCO USCITE!”.
Io mi sono distesa sui miei figli e non ci siamo mossi.
Nella porta del nascondiglio è entrato un proiettile che ha fatto un grosso buco. Da quel buco è entrata una cosa ronzante, sembrava un insetto. Dopo un poco la stessa voce ha detto con tono diverso:
Donna con tre bambini, esca fuori. Non le faremo del male”.
Allora sono uscita per prima, con le mani alzate. Fuori c'era un gruppetto di soldati nemici con un grosso cane. Il cane mi faceva più paura dei soldati.
Il soldato che parlava ha detto :”Faccia uscire anche i bambini. Non gli faremo male”.
Ho detto ai miei figli di uscire. Quando siamo usciti tutti, si è avvicinato un soldato con un scudo trasparente e uno strano apparecchio. Ci ha esaminati tutti , me per prima (1). Dopo che aveva finito, si sono avvicinati altri 4 soldati, che si sono tolti il casco. Erano delle donne!
Una di loro mi ha detto: “Dovremo farle un esame fisico. Si dovrebbe spogliare.”
Qua di fronte a tutti?”
Ci siamo noi a impedire di vedere
Due soldatesse distesero una specie di telo, in modo che gli altri soldati non guardassero, e una soldatessa portò i miei figli davanti al telo. La soldatessa che mi esaminò per prima cosa mi tolse il velo e lo buttò via, poi mi aiutò a togliere il vestito e le mutande. Si mise dei guanti da medico e mi toccò dentro l'ano e la vagina. Mi premette anche con delicatezza anche il ventre. Le due soldatesse col telo erano voltate e non mi guardavano. Dopo aver finito, mi porse un vestito che aveva tirato fuori da una borsa. Mentre mi vestivo, le chiesi:
è finito?”
Si signora.”
Vorrei cercare mio marito.”
Non può. Questa è una zona ancora pericolosa. Porteremo lei e suoi figli al sicuro” Le quattro soldatesse ci accompagnarono vicino a un carro armato. Una di loro diede dei dolcetti ai miei figli. Mentre aspettavano arrivarono altri soldati con due donne e un ragazzino da solo. Ci fecero salire sul carro armato da dietro. Era una stanza chiusa con dei sedili. Il portellone si chiuse e il carro partì.
Dopo un viaggio piuttosto lungo, ci fecero scendere in un campo di prigionia. Erano dei container circondati dal filo spinato. Prima di farci entrare, le guardie diedero a me e alle due donne un cartoncino col numero. Dissero che quando il numero veniva chiamato, tutta la famiglia doveva presentasi all'entrata e farlo vedere alla guardia. Il ragazzino venne portato da un'altra parte. Nel campo c'erano una trentina di altre donne e una quarantina di bambini, non sopra i 12 anni. Tutte portavano lo stesso vestito che avevo io. Il vestito aveva un cappuccio, e alcune si erano coperte i capelli e il viso. Parlammo tra noi di cosa ci era successo, e di cosa ci aspettava. Una era molto arrabbiata coi nemici e continuava a dire: “Li ucciderò! Vederete, li ucciderò”. Mi sembrava un po' pazza.
A un certo momento, chiamarono i numeri. A ogni donna che si presentava, i soldati davano un vassoio coperto con la plastica. Per ogni figlio, ne davano uno. Quando mi chiamarono, me ne diedero quattro. Li aprimmo e trovammo del cibo, che mangiammo. Circa un'ora dopo averci chiamato, ricominciarono a chiamare i numeri. Questa volta, la donna e i figli uscivano dal filo spinato e venivano portate da qualche parte. Dopo un po' di tempo, ritornavano. Chiedemmo alle prime e ci dissero che gli facevano una visita medica. Questa cosa andò avanti fino a notte inoltrata. Io e i miei figli dormimmo in un container, dove c'erano dei letti militari. Il giorno dopo, fui visitata anche io.
Il medico donna mi fece una visita completa e anche una T.A.C. Lo stesso fu fatto ai miei figli.
Il giorno dopo la visita, fui chiamata di nuovo, ma solo io. Questa volta incontrai un ufficiale, che mi disse che potevo scegliere tra ritornare al nord, o andare oltremare. Oltremare ci sono i miei genitori e due fratelli, al nord solo la famiglia di mio marito, che però viveva nella mia città.
Dissi all'ufficiale che avrei preferito andare oltremare. L'ufficiale annotò il mio numero e tornai nel recinto. Due giorni dopo,molte di noi furono portate a un aeroporto dove ci fecero salire su un aereo. Partimmo e arrivammo nello stesso giorno. Dopo essere scesi all'aeroporto di *** i nostri soldati ci portarono al campo profughi di ***.

Domanda: I soldati occidentali l'hanno maltrattata?
Risposta: No.
Domanda: Ha visto dei soldati occidentali maltrattare qualcuno?
Risposta: No... i soldati stavano nella loro parte del campo, e noi nel recinto.
Domanda: Ha sentito da qualcuno di qualche maltrattamento da parte dei soldati occidentali?
Risposta: Si. Nel recinto circolava la storia che uccidevano i bambini maschi e gli uomini.
Domanda: Crede sia avvenuto?
Risposta: Non lo so. Attorno a me c'erano solo donne e bambini non sopra i 12 anni.

Conclusioni dell'intervistatrice.
La Signora Kattafi non ha subito o assistito a atti di violenza di nessun tipo, effettuati da soldati occidentali. Dalla sua testimonianza, sembra sia stata trattata abbastanza bene dal punto di vista del cibo e medico. Non gli è stata fatta nessuna pressione psicologica o fisica per convincerla di qualcosa. In confronto alla minore Amina Hal Shar, sembra sia stata considerata meno importante o utile da parte dei suoi carcerieri.
Attualmente, circa un anno dopo il suo rilascio da parte dei soldati occidentali, lei i suoi figli si trovano ancora nel campo profughi di ***. Ella spera che i suoi parenti riescano a raccogliere abbastanza denaro da permettergli di uscire.

note:

(1) Si tratta della procedura standard per scoprire esplosivi.

Conclusioni.

La commissione ha stabilito che, negli ottocento casi presi in esame, non esiste l'evidenza di crimini di guerra, effettuati sui civili catturati, da parte dell'Armata. Si è altre sì stabilito che l'Armata divide i prigionieri di sesso femminile in due categorie.
Le due categorie corrispondono grosso modo all'accettazione della cultura occidentale da parte della prigioniere. Le donne che dimostrano di accettare la nuova cultura, sono inserite nella società occidentale dopo un periodo di adattamento. Quelle che non l'accettano sono smistate oltremare o rimandate al nord. Lo studio soffre di una grave lacuna, in quanto non è stato possibile intervistare prigioniere rilasciate al nord. Tutte le interviste di ex prigioniere scambiate oltremare danno l'impressione che si tratti di donne di scarsa fede religiosa e politica. Sembra che la discriminante effettiva tra l'essere mandate a nord o oltremare sia la fede religiosa e politica. Tutte le intervistate affermano comunque di non essere state maltrattate.
La commissione è giunta alla conclusione che l'Armata intraprenda una politica di acquisizione di appartenenti al sesso femminile della società nemica. In altre parole, sembra che faccia una cernita delle prigioniere e inserisca nella propria società quelle che considera più adatte. È difficile considerare questo un crimine di guerra, in quanto tutte le inserite sono in qualche modo volontarie e non subornate. Sembra che questa selezione non sia effettuata per i prigionieri di sesso maschile.
Se non sbaglio, Nancy è quella in mezzo.

3 commenti:

  1. Paolo aus Triest11 luglio 2012 17:26

    Sembra che questa selezione non sia effettuata per i prigionieri di sesso maschile.
    I maschi nemici sono teste troppo dure? ;)

    Le soldatesse nella foto di che paese sono? Dall'aspetto e dall'ambiente parrebbero israeliane.
    Mi ricordano un po' i gatti che si acciambellano fra loro quando hanno freddo.

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  2. quando parlerò dei prigionieri di sesso maschile, dovrò spiegare la differenziazione tra le varie categorie...

    le soldatesse sono israeliane, del Battaglione Caracal (che è appunto un felino, guarda caso!)

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