venerdì 14 gennaio 2011

Usanze rivoluzionariamente antiche.

Leggendo la storia della pirateria (1), destano interesse alcune particolari usanze, usuali tra i "Nemici del genere umano" (come li definivano gli stati sovrani) o “Gentiluomini di fortuna”(come si definivano alcuni di loro).
Una è quella del matelotage (2).
Secondo le parole di Oexmelin (il primo storico dei pirati del '600) il matelomage era un sorta di società di mutua assistenza tra due uomini, con condivisione assoluta dei beni. I due lavoravano assieme, condividevano i guadagni, si soccorrevano in caso di bisogno, e se per caso uno dei due moriva, l'altro ne diventava l'erede.
Questo tipo di contratto privato (ovviamente verbale) era originariamente diffuso tra i bucanieri. I bucanieri erano i cacciatori/allevatori dei manzi e dei maiali inselvatichiti sulle isole dei Caraibi. Tra i bucanieri, però, il matelotage poteva legare fino a 6 persone.
I bucanieri, la maggior parte fuggiaschi dall'Europa per ragioni politiche o religiose, vivevano una vita selvaggia nelle foreste delle isole, ed erano ai limiti della società coloniale spagnola.
Dotati di mute di cani e di archibugi, dopo aver ucciso e squartato le prede, ne mettevano la carne ad affumicare su un graticcio (bucan, da cui il nome). La carne affumicata era poi venduta agli insediamenti sulla costa. Con l’irrigidirsi dell'autorità coloniale, i soldati spagnoli iniziarono a dare la caccia a questi temuti marginali, e così li costrinsero a diventare pirati o briganti a tempo pieno.
Moltissimi bucanieri divennero pirati o corsari, e portarono con sé l'usanza del matelotage.
Alcuni commentatori insistono sull'aspetto sessuale del connubio, affermando che, data la mancanza di donne tra i bucanieri prima e tra i pirati dopo, il matelotage fosse necessariamente una associazione tra omosessuali.
Questa ferrea convinzione mi sembra piuttosto incrinata da una affermazione dello stesso Oexmelin:
"Se due di essi vedono nello stesso istante una bella donna, per evitare il contrasto che ne potrebbe nascere, giocano a testa o croce chi l'avrà ed il favorito della sorte la sposa, ma il suo compagno dovrà essere ricevuto in casa (così da dividerne i favori n.d.A.), e questo si chiama matelotage."
Senza essere così categorici da proclamare che tutti i bucanieri e pirati fossero assolutamente e rigorosamente eterosessuali, mi sembra esagerato affermare che tutti quelli che contraevano un matelotage fossero omosessuali.
La società dei bucanieri e dei pirati era una società maschile e maschilista, ma le donne non ne erano totalmente escluse (come ad esempio nella società militare tedesca del '700). Da quelle parti, le donne bianche (sembra che le donne di colore o native non siano considerate nelle fonti) erano piuttosto poche, e difficilmente avevano un grande desiderio di vivere una vita al limite, e pericolosa come quella dei bucanieri/pirati (o forse no!)....
Quando i pirati si insediavano in un luogo sicuro, come ad esempio Port Royal, si formavano delle famiglie o delle coppie stabili, come nei porti dell'Europa e delle Americhe (3).
Inoltre, a mio personale parere, l'omosessualità diffusa è tipica di società in cui mettere insieme pranzo e cena non è certo un un problema, non proprio di ambienti al limite della sussistenza. Al massimo, si potrebbe considerare una “omosessualità per disperazione” di persone eterosessuali, che non hanno la possibilità di incontrare persone di sesso opposto, come accade in galera.
Un' altro aspetto della società piratesca, che risalta ai nostri occhi, sono gli "Articoli", che ogni pirata doveva sottoscrivere all'imbarco o durante il reclutamento forzato. Queste serie di regole, che variavano nelle epoche e da equipaggio a equipaggio, avevano in tutte in comune la limitazione del potere del capitano (che nelle navi pirate non era per niente "il Padrone dopo Dio") e la garanzia dei beni e del corpo del marinaio pirata.
Ad esempio, il capitano non poteva punire fisicamente un marinaio, l'equipaggio poteva destituire il capitano incapace o sfortunato , e qualsiasi pirata poteva auto invitarsi alla tavola del suo capitano (così il capitano non poteva disporre del cibo migliore).
Un altro aspetto era la collegialità delle decisioni importanti (ad esempio, la rotta da prendere), la divisione del bottino in parti eque precedentemente stabilite, e il sistema di risarcimento dei danni sul lavoro (una anticipazione dell'assicurazione vita, sempre però limitata alla durata dell’imbarco). Altre regole erano prettamente funzionali, quale il divieto di bere alcolici dopo una certa ora, o la proibizione di usare candele sottocoperta, o di giocare d’azzardo con soldi.
Quando un capitano o un membro dell'equipaggio si dimostrava particolarmente vile o refrattario alle regole, l'assemblea di bordo poteva decidere di abbandonarlo su un'isola deserta, con una pistola carica e qualche provvista (marooned (4)).
Tutte queste regole erano una limitazione dell'arbitrio e della brutalità delle marine mercantili e militari dell'epoca, e molti pirati, di fronte ai tribunali che li giudicavano, affermarono di esserlo diventati per fuggire o per vendicarsi della malvagità dei loro capitani o ufficiali.
Anche gli "Articoli" spesso si occupavano delle Donne... Per vietarle.
"Nessuna donna o giovinetto (e questo dichiaratamente omosessuale n.d.A.) potrà essere portata a bordo"(5).
C'è da dire che regole consimili vigevano anche nelle marine degli Stati, che però spesso permettevano alle mogli degli ufficiali inferiori (ad esempio il carpentiere di bordo) di seguire il marito sulla nave.
Questa parte delle regole piratesche, apparentemente sessista, aveva peraltro delle ragioni sensate.
In una cultura caratterizzata dal motto "Vita breve e felice", tesa a bruciare il presente con la sicurezza di un futuro cappio, la semplice presenza di una donna a bordo era destabilizzante, per ovvi motivi di gelosie. D’altra parte, nei reclutamenti forzati tra gli equipaggi abbordati, gli scapoli erano preferiti agli ammogliati, in quanto gli uomini con famiglia erano più responsabili e meno avventurosi (6).
Ma ovviamente, c'erano le debite eccezioni. Tutti conoscono la storia di Anne Bonnie e Mary Read, donne pirate di coraggio e ferocia pari o superiore a quella degli uomini (7)... e non tutti conoscono l’esistenza di Mary Harley, Jacquotte Delahaye, Anne Die-le-veut, Rachel Wall, Mary Ann Talbot, Mary Crichett... Ed è molto probabile che ci siano state più di otto donne che ambissero a una "Vita breve e felice"....solo che non si trovano nei documenti e nei resoconti ufficiali, molto attenti a censurare certi pericolosi atteggiamenti.

Gli "Articoli" e il "matelotage" sembrano emergere come scogli nel mare piatto della storia....

Ma non è proprio così..

Andando indietro fino ai cosiddetti secoli bui si scopre qualcosa di interessante.
Dall'esame delle saghe Vichinghe (8) , gli studiosi hanno scoperto che esisteva il rito dei "Fratelli Giurati".
In questa cerimonia, due amici e commilitoni si incidevano il palmo destro, e, stringendosi le mani, mescolavano i rispettivi sangui.
Dopo questo rituale, essi erano considerati una unità dal resto della collettività. Le cose dell'uno erano dell'altro, mangiavano nello stesso piatto e bevevano dallo stesso corno, lavoravano e combattevano insieme, e, se uno cadeva in combattimento, l'altro aveva l'obbligo morale di vendicarlo. Oltre a questo, l'opinione di uno era automaticamente considerata l'opinione dell'altro. Sembra che sulle navi vichinghee, i Drakkar, le persone accoppiate in questo modo sedessero appaiate sui banchi di vogata, uno a destra l'altro a sinistra (su questo nonc'è certezzaa documentale).
Come si può vedere, si tratta di un "matelotage" ante litteram.
Anche l'esame delle usanze riguardo al bottino riserva delle sorprese.
Al termine della scorreria, i Vichinghi ammucchiavano la refurtiva "al palo" (forse attorno all'albero del Drakkar) e dividevano il maltolto in parti uguali. Per fare questo, spezzettavano addirittura gli oggetti in oro e in argento, in modo che ognuno dell'equipaggio ne avesse una parte, per quanto minuscola.
Per quanto riguarda le punizioni, i Vichinghi adottarono la tortura solo dopo l'intensificarsi dei contatti con Bisanzio e la conversione al Cristianesimo. I Vichinghi pagani, se qualcuno commetteva un crimine a bordo, si limitavano ad abbandonarlo con le sue armi sulla costa nemica....in perfetto parallelo con l'abitudine in patria di esiliare i criminali fuori dai territori del clan, invece di imprigionarli e/o ucciderli.
Sull'argomento Fimmene, i Vichinghi scandalizzavano tutti i popoli più "civilizzati" per la libertà sessuale delle loro donne, e per il coraggio virile che mostravano quando gli capitava di combattere. Una saga parla addirittura di un Drakkar con equipaggio esclusivamente femminile, che, assieme ad un'altra nave con equipaggio maschile, ma sotto il comando della capitana delle amazzoni, sparsero il terrore tra gli stessi Vichinghi... e un’altra saga narra di una regina, la quale mosse guerra contro due dei suoi tre mariti costringendone uno a suicidarsi...
Come si può vedere, alcune consuetudini dei pirati e dei Vichinghi sono sovrapponibili.
Questo molto molto interessante in quanto anche la società Vichinga e la società pirata sono quasi sovrapponibili...
Ovviamente, bisogna specificare cosa si intende per società pirata e società Vichinga.
Per società pirata intendo solo quel' insieme di regole e consuetudini vigenti sulle navi pirate, in quanto esclusivamente sul mare questi anarchici ed individualisti personaggi si assoggettavano ad un codice di vita. Una volta sbarcati dopo una scorreria (finito il contratto), tra di loro non esistevano più regolamenti e leggi.
Come società Vichinga si intende quella dei naviganti per mare, e non quella che esisteva tra i fiordi e le baie scandinave... Sebbene la prima fosse espressione della seconda, esistevano alcune differenze sostanziali.
Dopo il preambolo, esaminiamo le differenze tra le due società

La società pirata è una società parassitaria. I pirati non producono niente, tutto quello che possiedono è stato preso a qualcun altro. Le navi pirate non sono state costruite da loro, ma rubate e adattate.
La società Vichinga è anche produttrice. I Vichinghi costruiscono le loro navi e le loro armi, e quando non è possibile razziare, commerciano con i beni che si sono portati dietro.

Il pirata è un volontario che ha rotto i legami con la società. O si ammutina e si impadronisce della nave sulla quale era imbarcato, o si unisce all’equipaggio che la ha abbordata. Se il pirata è a terra, si arruola su una nave pirata dopo aver sottoscritto gli articoli. Il pirata ruba a chi non lo è, e guadagnato un gruzzolo, lo dilapida rapidamente dopo lo sbarco dalla nave, in dissolutezze varie (9).
Tra i Vichinghi, il padrone del Drakkar proclama un bando diretto agli uomini liberi del suo clan ed essi si presentano di loro volontà. Le ricchezze rubate servono per avere un migliore livello di vita in patria, e, generalmente, non sono sperperate totalmente in bagordi.

La società pirata è meritocratica. I pirati eleggono o si imbarcano con il comandante che ritengono più capace. Il pirata più coraggioso vede riconosciuto il suo valore dai suoi compagni.
I Vichinghi sono una società di eguali con ruoli stabiliti. Il capitano è il padrone della nave e l’equipaggio obbedisce ai suoi ordini, ma la consuetudine limita il suo potere e salvaguarda i diritti dei sottoposti.

Per ultimo, i pirati non sono riusciti a creare delle società stabili. Del resto, questo era impossibile nelle Americhe, dove i poteri istituzionalizzati erano in continua espansione. Un tentativo di società pirata fu effettuato in Madagascar, ma fallì dopo qualche tempo.
I Vichinghi, una volta stanziatisi su un territorio, riuscirono a costruire delle società (Islanda) o a imporsi sui nativi (Normandia, Isole Orcadi).
Annotate le differenze, si constatano le similitudini:

Entrambe sono delle società di marinai professionisti, in media uomini molto giovani, tra i quali le divisioni erano prettamente funzionali. Tra i Vichinghi, anche un nobile o il padrone della nave sgottava o remava se gli toccava, e nessuno se ne lamentava.

Inizialmente, i pirati erano europei o di ascendenza europea. Però già i bucanieri avevano avuto contatti con i cimarrones nelle Antille. Esistono dati certi sulla rivendita da parte di pirati di schiavi africani catturati sulle navi della Tratta schiavista (quindi esisteva tra i pirati lo stesso pregiudizio razziale della società dell’epoca) e i bucanieri possedevano schiavi o servi a tempo. Gli Articoli prevedevano come risarcimento danni, o una quota in denaro, o degli schiavi. Col tempo, tra i pirati sparirono anche le divisioni di razza. Quando nelle marine statali la presenza di persone di colore divenne consistente, cominciarono a essere accettati nelle ciurme pirata anche gli africani liberati dal commercio dell’Avorio Nero. Tra i pirati era tipica la figura del cuoco negro, artefice di gustosi (e piccantissimi) manicaretti e imparziale distributore di razioni uguali.
Originariamente i Vichinghii erano dei composizione etnica omogenea, poi iniziarono a formarsi equipaggi con scorridori provenienti da diverse zone di insediamento... (scandinavi puri tra gli abitanti delle Orcadi,Vichinghii irlandesi e scozzesi... persone che magari condividevano la stessa cultura marinara, ma non la stessa etnia)

Come si può vedere, le due società avevano molti punti di contatto. Bisogna sempre ricordarsi che erano società marinare, cioè con una scala di valori non basata sul potere economico, ma sul valore (lavorativo e combattivo) dimostrato coi fatti dalle persone .
I Vichinghii escogitarono consuetudini quali il matelotage , il marooning, la limitazione del potere del comandante e la condivisione degli utili (10), mentre i pirati si limitarono a riscoprire o a riapplicare queste vecchie usanze (11).
I tempi erano però diversi. Un Vichingo poteva decidere di partecipare a una sola crociera, tornare a casa e vivere con i beni predati o guadagnati, mentre un pirata poteva solo dilapidare i soldi rubati in gozzoviglie. Del resto, il fenomeno Vichingo scomparve dopo circa 400 anni di esistenza, quando i re scandinavi e europei furono abbastanza forti da imporre in modo effettivo la loro autorità sui territori, prosciugando così sia la cornucopia del bottino sia la fonte dei predoni... così come la pirateria scomparve quando i mercati americani rifiutarono le merci rubate, e le autorità coloniali non sopportarono più l’esistenza di scorridori indipendenti.



(1) In questo articolo ci si riferisce alla pirateria Classica cioè al fenomeno che si svolse dal 1500 al 1700 nell’Oceano Atlantico e Indiano, il quale coinvolgeva persone di origine europea. Curiosamente è molto pubblicizzata l’Anglosassonicità di questo fenomeno, mentre nella zona operavano comandanti pirati, e pirati, di tutte le lingue e nazioni, ma non sembra possibile trovare dati su di essi.
(2) Matelot significa in argot marinaio. Esisteva, nella marina medioevale, l’amatelotage, appaiamento , che indicava l’uso alternato tra due marinai di una sola cuccetta...è interessante come la parola sia passata a descrivere qualcos’altro.
(3) L’affermazione “una donna per ogni porto” riferita ai marittimi non mi sembra indichi un libertinaggio consapevole, ma una condizione obbligata. Spesso, le prostitute dei porti si consideravano, ed erano considerate, delle mogli a termine per il periodi in cui il marinaio restava a terra.
(4) Si noti che marroned è un aggettivazione di marron, che mi sembra derivi da cimarrones, in spagnolo schiavi negri evasi (gli spagnoli furono i primi a importare manodopera servile africana nelle Americhe). Marron indica sia il mulatto, sia le comunità costituite da schiavi fuggiti e mescolatisi con gli indigeni e con bianchi disertori. In tutti i casi, indica qualcosa al margine.
(5) A mio modo di vedere, sembra una proibizione di portare a bordo un personaggio effeminato che poteva creare disturbi... quello che potevano fare di nascosto sottocoperta due nerboruti omaccioni, riguardava soltanto loro.
(6) L'eccezione sembra sia stata il capitano Stede Bonnet, che si fece pirata appunto per fuggire dalla moglie... ma egli era ritenuto pazzo da tutti quelli che ne riferirono.
(7) Guarda caso, nella storia di queste due donne è riportato almeno un duello tra due pretendenti di Anne Bonnie... evidentemente, le regole avevano la loro ragione d’essere.
(8) Per Vichinghi, si intendono i mercanti e corsari scandinavi senza particolari distinzioni di nazionalità, non le società scandinave nel loro complesso.
(9) Voglio specificare che la mia è non una annotazione morale.
(10) Da notare che le ultime due consuetudini vigevano anche nella marine commerciali medioevali europee... solo successivamente il marinaio divenne un salariato sottoposto a una disciplina schiavistica.
(11) Delle buone storie passano di generazione in generazione, e delle buone usanze, anche se non applicate, vengono sempre ricordate.


Riferimenti bibliografici: Pirati di Ignazio Cavaretta e Eletta Revelli
La vita di bordo nel Medioevo di Jean Merrien
Donne Corsare di David Cordingly
Canaglie di tutto il mondo di Marcus Rediker

Colonna sonora, ovviamente, “Marooned” dei Pink Floyd e “In the Navy” nella versione del Muppet Show.

10 commenti:

  1. La pirateria..Interessante.
    Ciao

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  2. Bello, di tutta questa roba delle società vichine e piratesche non sapevo niente. Però ho da ridire sulla colonna sonora: coi pirati si parla giuocofornza di Running Wild.

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  3. @mango.
    ossequi, saluti e formaggi!
    @idiotaignorante
    questa non la conoscevo... ma tu hai mai sentito "in the navy"?

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  4. ricordo chiaramente di aver visto un libro che girava in ambienti anarchici che parlava di una comunità pirata specificatamente omosessuale.
    D'altronde il binomio guerrieri e gay è cosa antica (Sparta)
    bye.

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  5. Interessantissimo.

    Invece, quando ero in marina, ho sentito parlare di donne che si offrono come "mogli a tempo" , per persone che periodicamente arrivano li' e stanno con loro come fossero mariti e mogli, con contratti molto ristretti nel tempo, ma estremamente completi. Insomma, quando arrivi li' hai davvero una moglie, ma solo per il tempo che stai li'.

    Si sa qualcosa, a livello accademico, di questo?

    Uriel

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  6. @leftheleft
    l'ho visto anche io... mi sembra che l'autore fosse un certo hakim bey .
    Comunque, come in tutte le cose, mi sembra sbagliato parlare in assoluti. quello che afferma sto tizio è che TUTTI i pirati erano omo... il che mi sembra eccessivo.
    @uriel
    se ne parla in "london labour and the london poor" di Mayhew paragrafo "Thieves and Swindlers" di JoHn Binney (http://en.wikipedia.org/wiki/London_Labour_and_the_London_Poor)

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  7. no non era uno dei libri di hakim bey (se esiste e non sia un nome collettivo alla situaizonista) era proprio uno studio stroico su una specifica comunità.
    Le generalizzazioni son d'acccordo che valgono poco.

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  8. però!
    sicuramente questi pirati cantavano "in the navy"!

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  9. ho trovato questo libro ma non credo sia quello che mi ricordavo:
    http://www.ibs.it/code/9788885861480/burg-b--r-/pirati-sodomia.html

    la casa editrice è anarchica

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