lunedì 11 aprile 2011

Quando si uccidono i cani da guardia, i ladri entrano. (prima parte)

Avvertenza: questo post è sconsigliato ai comunisti e agli imbecilli in generale. Se dopo la sua lettura si verificheranno eventi quali prolassi emorroidali, collassi epatici o ictus, lo scrivente declina ogni responsabilità.

Ovvero, la triste e ridicola storia del sig. Michail Nikolaevič Tuchačevskij , eroe della prima guerra mondiale, eroe della guerra civile russa, Maresciallo dell’Unione Sovietica, abbattuto come un cane dal suo padrone sosso (1)
Il Michè nacque nel 1893 da una famiglia nobile un po’ decaduta a Alexandrovskoye, nella zona di Smolensk. Suo padre aveva sposato per amore una contadina, ed non era molto rapace come possidente terriero (e per questo era ben considerato dai suoi fittavoli).

Michè crebbe in mezzo a persone delle classi più basse (una eccezione per il suo ceto). Compì con grande successo gli studi alla scuola militare di Alexandrovskoye, e si arruolò col grado di sottotenente nel reggimento Semyenovsky della Guardia imperiale (2) allo scoppio della guerra. Sembra che vedesse così il suo futuro: “Dissi a me stesso che sarei diventato generale a 30 anni, o che non sarei rimasto in vita”.
Prese parte a varie battaglie in Galizia, dimostrandosi un soldato coraggioso, rimanendo ferito, e guadagnando tre medaglie sul campo (3). Nel Febbraio 1915 ,durante un attacco notturno tedesco, fu catturato a Lomza. Dopo quattro tentativi di fuga, fu rinchiuso nella fortezza di Ingolstadt, riservata ai prigionieri più riottosi. Dalle testimonianze dei suoi compagni di prigionia (tra cui c’era il futuro presidente francese Charles de Gaulle), sembra che già nella fortezza, il Michè manifestasse speranze rivoluzionarie, o perlomeno, contro lo zarismo. Riuscì a fuggire in Svizzera nell’Ottobre 1917, con uno stratagemma (4). Tornato in patria e rientrato nei ranghi, fu promosso capitano e smobilitato. Si avvertivano già i primi segni della guerra civile. Il momento era indubbiamente favorevole agli ambiziosi. I bolscevichi (dopo aver contribuito a distruggere il vecchio esercito) si trovavano di fronte a diverse ribellioni al loro potere, senza disporre di una forza armata atta a reprimerle. La ČEKA, appena nata e già orgoglionosamente massacratrice, non era adatta a contrastare gente che sparacchiava di rimando. Occorre affermare, aldilà dell’ironia, che sostanzialmente Michè si riteneva un patriota russo, detestava il vecchio ordine perché aveva perso guerre una dietro l’altra, e vedeva i bolscevichi come possibili restauratori di una Russia militarmente e politicamente forte... questo atteggiamento sarà condiviso successivamente anche da molti emigrati russi bianchi (5)Trockij (detto il barbetta (6)) fu il fondatore dell’esercito sovietico, e lo concepì come una struttura professionale di massa, innervata da specialisti, occhiutamente controllati dai commissari politici. Al momento, questi specialisti potevano essere, per ovvi motivi, solo gli ufficiali del defunto esercito zarista, e, per i bolscevichi dogmatici, essi erano nemici di classe. Bisogna dire che gli oppositori del barbetta non erano contrari al principio in sé , ma affermavano che gli specialisti nemici di classe avrebbero dovuto essere solo dei consulenti e “essere gettati dopo l’uso”... ed ebbero la dabbenaggine di rendere pubblico il loro pensiero. Molto saggiamente, il barbetta assicurò verbalmente (essendo quello che era, magari lo pensava anche lui) la sua protezione agli ufficiali ex-zaristi che si arruolarono volontariamente . Già, perché la maggioranza degli ufficiali fu precettata, e molti esponenti delle loro famiglie furono momentaneamente parcheggiati nei campi di concentramento, per meglio motivarli. Comunque, ci fu anche una minoranza di entusiasti, e tra questi, il Michè.
Il Michè durante la guerra civile (notare il labbro tumido e lo sguardo languido...)
 Il nostro si iscrisse al partito bolscevico il 5 Aprile 1918, diventando subito noto come il “tenente comunista”. Affermò quindi a posteriore memoria: “La mia vita è veramente iniziata dopo la Rivoluzione d’Ottobre e quando mi sono unito all’Armata Rossa.” Dopo un periodo di lavoro organizzativo, venne nominato comandante della zona di Mosca. Successivamente, dopo sua espressa richiesta, venne nominato comandante delle forze sovietiche in Siberia, agendo contro la minaccia del generale bianco Kolchak. Nel novembre 1919 l’esercito di Kolchak era stato annientato. Risolti i problemi al nord, Michè fu inviato a sud in Crimea, contro Denikin. La campagna finì nel marzo 1920, con la totale sconfitta dell’esercito di Denikin.
È utile riportare che gran parte degli scontri contro gli eserciti bianchi erano qualcosa di simile a scorrerie di cosacchi, invece che a delle battaglie come si erano viste in sul fronte occidentale...
Di solito, esistevano dei fronti scarsamente trincerati, con poca artiglieria da una parte e dall’altra. La cavalleria attaccava, seguita da presso dalla fanteria, in una battaglia di annientamento. Si assalivano anche le città, e le si conquistava un pezzetto per volta, con la tattica detta della “fetta di salame” cioè un quartiere per volta.
Un’altra differenza col fronte occidentale era la brutalità di entrambe le parti contro i nemici catturati (7) (era una guerra civile, mica incivile!), la detenzione in mortali campi di prigionia dei bianchi sconfitti dai comunisti, e la connessione dell’esercito rosso con partigiani bolscevichi nelle retrovie del nemico.
Nel frattempo, l’esercito della Polonia indipendente iniziò a avanzare in Ucraina. Dopo aver conquistato Kiev, i polacchi furono costretti a retrocedere fino ai propri confini dalla reazione sovietica. Ci fu un dibattito nella dirigenza bolscevica. Era il caso di intraprendere una guerra di aggressione alla Polonia per esportare la rivoluzione? Il barbetta era favorevole alla pace negoziata, lenin (detto la carogna) invece no. Lui credeva che sarebbe bastato dare un calcio abbastanza forte alle sgangherate strutture dei paesi capitalisti, perché i comunisti locali prendessero il potere. Quindi, fu concentrato alla frontiera il grosso delle forze disponibili, e al comando ci fu messo il 27enne Michè, all’apice della popolarità.
Il Michè si gonfiò il petto, e proclamò:” È giunto il momento della resa dei conti. L’esercito della Bandiera Rossa e l’esercito della rapace Aquila Bianca stanno l’uno di fronte all’altro in uno scontro mortale. La via della rivoluzione mondiale passa sul cadavere della Polonia Bianca. Sulla punta delle nostre baionette porteremo all’umanità che lavora benessere e pace. A ovest!” (ordine del 2 luglio 1920). Alchè, l’esercito rosso/russo oltrepassò la frontiera. Nonostante la resistenza polacca, i rossi avanzavano. Chissà perché, i polacchi non accoglievano bene il loro fraterno aiuto (8) ... non ci furono rivolte comunisproletarie di nessun tipo. Il 6 agosto, il Michè fu nominato comandante di tutto il fronte polacco, che comprendeva il fronte occidentale propriamente detto, e il fronte del sud-est. Si prevedeva l’entrata nella capitale polacca il 16 Agosto. I commissari politici galvanizzavano la truppa gridando “A noi Varsavia!” (che fassisti!) aggiungendo anche “A noi Berlino!” rispettando in pieno i desiderata della carogna (fassista anche lui, vedo...).
Il 7 Agosto, Varsavia era circondata dalle bandiere rosse/russe.
La successiva battaglia per la capitale polacca si risolse in una clamorosa sconfitta dei russi/rossi, talmente inaspettata che divenne una festa santificata nel calendario (i polacchi sono molto cattolici, sapete...).
Il colpo grosso dei polak consistette in un obliquo attacco che separò i due fronti, occidentale e del sud est, che e devastò le retrovie del fronte occidentale.
Michè e amichetti ritornarono a casa con le pive nel sacco, e subito cominciarono accuse e controaccuse, piagnistei e geremiadi, sguardi feroci e pernacchie nascoste (a quanto pare, si lamentarono come un riccastro che ha perso il portafoglio).
Il barbetta e il Michè accusarono un membro del consiglio militare del sud-est, un certo stalin (toh, c’è sosso!), di aver disobbedito agli ordini... il sosso, da par suo, gli accusò semplicemente di essere dei traditori.
Nonostante tutte le comunistaggini, le ragioni di questa debacle furono prettamente militari, dovute all’eccessivo allungamento delle linee di rifornimento dell’esercito russo/rosso e alla scarsa coordinazione della varie truppe, oltre alla decifrazione polacca dei cifrari sovietici. Il Michè frignò più tardi: “Non posso avere dubbi che se fossimo stati vittoriosi sulla Vistola, il fuoco rivoluzionario sarebbe stato appiccato all’intero continente”.
Dopo questa parentesi fantozziana, nel marzo 1921, al Michè fu affidata la repressione della vergognosa rivolta dei marinai della base navale di Kronštadt. Questi velleitari rossi dichiaravano: il partito, con la sua crescente burocratizzazione e il suo progressivo estraniarsi dai lavoratori, aveva tradito gli ideali rivoluzionari, e che quindi era il momento di fare “la terza rivoluzione” contro “la creazione burocratica comunista, dimostrando chiaramente alle masse lavoratrici dei paesi stranieri che tutto ciò che si è fatto finora da noi,in nome degli operai e dei contadini, non era il socialismo”. Una così orrenda manifestazione di pensiero indipendente fece imbestialire la carogna, che immediatamente , sputando fuoco, fiamme e veleno, e pure saliva , ordinò di soffocare la “cagnara”(9) dei miserabili anarchici. Essendo appunto velleitari, non presero misure effettive contro i bolscevichi che avevano tra le zampe, immaginandosi chissà quale buona fede. Quando iniziò il bombardamento d’artiglieria, seguito dall’assalto degli allievi dell’accademia militare sovietica, i velleitari comunque si difesero (forse a malincuore, chissà!), e i bolscevichi le presero. Quasi tutti i 3.000 attaccanti furono messi fuori combattimento.
Pare proprio che Michè si inferocì, e in preda all’ira funesta, progettasse un bombardamento con proiettili caricati ad aggressivi chimici (10). La vicinanza col confine finlandese impedì l’uso di bombette puzzolenti ( queste cose danno una cattiva impressione degli utilizzatori, chissà come mai...). Inoltre, dato che i rivoltosi si dichiaravano comunisti che difendevano ideali comunisti, non si era sicuri della completa e ferrea lealtà dell’esercito rosso. Infatti, parte delle truppe si rifiutò di combattere (sarà per ideologia, ma anche perché attaccare una posizione del genere è pericoloso! n.d.A.). Il Michè fece sbrigativamente fucilare un po’ di vigliacconi, e ordinò un altro attacco, che riuscì. Venne fuori che le perdite dei rossi erano state 4 volte quelle dei difensori, e i bolscevichi segarono immediatamente o misero in campo di concentrazione tutti i velleitari (o quelli che credevano tali) su cui riuscirono a mettere le mani (11) ... questo seguendo gli ordini dati prima dell’assalto, quindi la rappresaglia non dipendeva dalle perdite o dalla resistenza.
Dopo il rapido massacro marinaresco, Michè si impegnò nella repressione della repubblica contadina di Tambov, detta anche Antonovščina , dal nome di un leader. Questa era considerata una cosa piuttosto seria.
Gli Antonoviani erano contadini che avevano occupato le terre, interpretando alla lettera le parole d’ordine rivoluzionarie. Non apprezzavano (chissà perché!) il fatto che i bolscevichi si impadronissero dei loro raccolti senza pagarli e cominciarono a agire di conseguenza (12). Non capivano neanche perché i comunisti dovessero comandare anche in soviet (assemblee) dove non avevano la maggioranza (mamma mia che ignorandità...).
I dirigenti bolscevichi affermarono che questi rivoltosi erano diretti dall’esterno, dalle guardie bianche e dall’imperialismo anglo-francese (13) (Bisogna specificare che in alcune zone lo 80% della popolazione maschile faceva parte delle bande.... o la propacanda pluttocratica era mostruosamente efficace, oppure queste persone avevano dei validi motivi per ribellarsi).
Sotto questi auspici, il Michè stilò questo ferreo ordine del giorno all’inizio delle operazioni :
Ordinansa ai partecipanti alle pande armate di dilinquenti (e zozzoni). (14)

1. Il govevno opevaio e contadino è deciso a povve fine al più presto al panditisfmo e ai saccheggi nella pvovincia di Tambov, e a vipvestinave la pafce e l’onefsto lavovo.
2. Il govevno opevaio ha nella pvovincia di Tambov sufficienti forze militavi. Tutti quelli che pvendevanno le avmi contvo il poteve sovietico savanno abbattuti. Per voi, membvi dei gvuppi di panditi (e zozzoni), ci sono due poffibilità: o movive come cani vabbiosi, o di avvevndevfi alla mercè del poteve sovietico.
3. La pavola della Commissione plenipotenziavia del govevno è questa: Cessate subito la vesistenza alla Avmata Vossa, le vapine e le vapine a mano avmata, per vecavvi al più vicino comando della Avmata Vossa per cedeve le avmi e consegnave i vostvi leader.
4. A colovo che cedevanno le avmi, e che in genevale aiutevanno l’Avmata Vossa contvo i panditi (e zozzoni), savà ampiamente applicata la sospensione condivizionale della pena, e in casi pavticolavi la gvazia. 
5.Secondo l'ovdine № 130 del Comando Rosso e il "Vegolamento per la pvesa di ostaggi", pubblicato dal plenipotenziavio di quesfta Commissione il 12 maggio, la famiglia del sospetto è pvesa come ostaggio, ed è sottoposfta alla confisca di beni. La famiglia savà tvattenuta due settimane in un campo di concentvamento. Se il pandito (e zozzone) andvà al comando della Avmata Vossa e consegnave le avmi, la famiglia e la pvopvietà sono esenti da arresto. Se entvo le due settimane il pandito (e zozzone) non si consegna la famiglia sarà inviata al Nord per lavovo fovzato, e la proprietà distvibuita ai contadini colpiti dai panditi (e zozzoni).
6. Chiunque abbia dato qualche forma di assistenza ai panditi, è vesponsabile pevsonalmente e patvimonialmente come complice di un tvadimento verso il poppolo lavovatore. Solo l’immediato pentimento, la consegna delle armi e dei leader potvanno favgli guadagnave il pevdono.

I vostvi nomi sono noti alla ČEKA. Savai preso tu o la tua famiglia e le tue pvopvietà. Avvendetevi!

(1) Nomignolo giovanile di quel canchero di stalin                                                                   (2) I reggimenti Preobrazhensky e Semyenovsky erano i più antichi dell’esercito russo, essendo stati fondati da Pietro il Grande. Per 200 anni avevano esclusivamente arruolato i figli dei nobili, ed erano considerati unità d'élite. Tradizionalmente, il Semyenovsky era composto da uomini dai capelli scuri e occhi azzurri...                                                                                                  (3) L’Ordine di San Vladimiro, L’Ordine di Sant’Anna, L’Ordine di San Stanislao.                  (4) Erano stati stilati degli accordi internazionali che permettevano ai prigionieri di uscire dalla fortezza per delle passeggiate, previa promessa di non fuggire. Il cognome registrato sul documento rilasciato dalle autorità tedesche era diverso, e per questo Michè affermò di non avere violato ufficialmente nessuna promessa.                                                                                (5) Fenomeno interessante, durante la guerra civile si arruolarono anche diversi alti ufficiali ex zaristi, in cerca dell’affermazione professionale che non erano riusciti ad ottenere nella prima guerra mondiale...                                                                                                                    (6) Dicasi anche: “la barbetta fa il rivoluzionario!”                                                                  (7) Da parte bianca, ci furono anche dei pogrom antisemiti, in ossequio alla ideologia razzista dei “cento neri”                                                                                                                    (8) Mi ricordo di aver visto una foto souvenir di questa campagna... dei sorridenti soldati sovietici con il berretto appuntito davanti a un albero. Appeso a un ramo, un corpo nudo... castrato. La didascalia diceva che si trattava di un ufficiale polacco catturato, torturato un pochino, messo a fare da pentolaccia fino alla morte. Altri resoconti parlano di regolari uccisioni di prigionieri bolscevichi da parte dei polacchi. Insomma, un’altra schifosa guerra civile.                      (9) Nel lessico comunista gli scioperi e le sollevazioni contro il potere bolscevico erano diventati “bighellonerie” e “cagnare”, quindi, questa era sicuramente una “cagnara”!                                 (10) Il fatto che i gas avrebbero colpito anche i civili che abitavano vicino alla fortezza non sembrava importasse a Michè e ancora meno al Barbetta...                                                            (11) Molti dei velleitari fuggirono vilmente in Finlandia... per poi essere rastrellati da sosso quando mise le mani sul quel pezzettino di terra.                                                       (12) Molto coerentemente, combatterono anche contro i bianchi, i quali volevano ristabilire il vecchio sistema.                                                                                                                 (13) E magari ci credevano pure. n.d.A                                                                       (14) Chiedo scusa per la pronuncia blesa, ma mentre trascrivevo, lo spirito bertinottiano si è impadronito della mia mano.”

4 commenti:

  1. Bel post capo. Eh povero miche' pero', non si meritava una fine simile. Fra l'altro la sua esecuzione rientra nel vasto piano di epurazione degli ufficiali che in seguito avrebbe danneggiato e non poco le capacita' delle ffaa sovietiche. Puro tafazzismo di stampo comunista.

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  2. come si dice... Sdraiati sulla linea!

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  3. inoltre, si nota il solito ragionamento:
    "fino a una certa data era un mafioso, poi no." (o viceversa).
    i comunisti non cambiano mai!

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  4. ottimo post, grazie

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